23/04/2026 - La Formazione e Sicurezza
Cari lettori, nel momento in cui mi accingo a scrivere considerazioni sul mare e sulla nostra associazione da condividere con voi, è da qualche giorno passato l’equinozio di primavera, le giornate si allungano e si cominciano a mettere in cantiere le attività proprie dell’essenza della Lega Navale Italiana, ovvero avvicinamento al mare per tutti, coinvolgimento dei ragazzi negli sport nautici e tante sfide inclusive che vedono una particolare attenzione per i più giovani e per i più fragi- li, ma anche per la protezione del mare sempre più oggetto di aggressioni inquinanti di vario tipo. Progetti e attività proiettate in un futuro concreto, interessante, per certi aspetti stimolante e divertente.
Ma non riesco a non pensare al particolare momento storico che contraddistingue i nostri giorni, giorni di grande cambiamento degli equilibri geopolitici e strategici dovuto alle crisi, anzi alle guerre che si allargano sempre di più in numero ed in quantità di paesi coinvolti e soprattutto in uomini, donne, bambini innocenti uccisi, feriti o allontanati dai propri territori, con un forte impatto sociale ed economico per la totalità dei cittadini del mondo.
Se penso al 1989, alla fine della Guerra fredda, che ho vissuto in prima persona come Ufficiale della Marina Militare a bordo delle “navi grigie”, alla caduta del muro di Berlino e quindi al momento in cui il rischio di una guerra nucleare e comunque di una contrapposizione militare tra diversi blocchi - NATO e Patto di Varsavia, Occidente ed Oriente, Cattolici e Musulmani - sembrava ridursi, la realtà che stiamo vivendo in questi giorni pare assolutamente irreale... o meglio confusa, pericolosamente confusa.
Sono confusi i perimetri e le geometrie di queste guerre che coinvolgono diversi continenti (l’Europa con la guerra Russia-Ucraina, il Medio Oriente con la guerra tra Israele e Palestina- Gaza e Libano, il Golfo Persico con il conflitto USA-Israele contro l’Iran, l’Africa con gli storici conflitti del centro del continente): come predisse profeticamente Papa Francesco “siamo in presenza di una Terza Guerra Mondiale a pezzi”, ma che sta assumendo, giorno dopo il giorno, le dimensioni di un conflitto globale.

Lo stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20-30% del petrolio greggio e un quinto del gas naturale liquefatto (GNL) globale.
Sono confusi gli obiettivi e le modalità di queste guerre che sono iniziate come interventi rapidi e di limitato impatto - pensiamo alla operazione speciale della Russia o all’intervento america- no-israeliano di pochi giorni - ma che si stanno prolungando con migliaia di vittime e influenze terribilmente negative sull’economia del mondo. E che dire poi delle modalità con cui queste guerre sono iniziate, senza alcun rispetto del diritto internazionale né tantomeno delle pratiche diplomatiche in vigore fino a qualche anno fa. Sembrano essere state dimenticate le buone intenzioni, successive al secondo conflitto mondiale con la nascita dell’ONU, della Nato, dell’Europa, alleanze difensive, organizzazioni, federazioni di Stati che hanno - mi riferisco in particolare all’ONU - azzerato la propria capacità di intervento e sfera di influenza. È tornato in auge il diritto del più forte che non rispetta il valore della vita umana al quale sono stato educato nel corso dei miei 44 anni di servizio nella Marina Militare italiana.
Il rispetto della vita umana - sia dei militari che del personale civile - era e deve rimane uno degli elementi di pianificazione e condotta delle attività operative. In ogni attività e pianificazione operativa a cui ho partecipato in Somalia, nel Golfo Persico, in Afghanistan, in Libano, in Iraq il fattore “danni collaterali”, ovvero evitare di coinvolgere personale non combattente nelle attività a fuoco, è stato sempre molto importante, a volte determinante. Numerose operazioni su obiettivi ostili sono state annullate se in zona di operazioni erano presenti familiari o personale civile non combattente. Principi fondamentali del diritto internazionale, anche in tempo di guerra (pensiamo alla Convenzione di Ginevra), completamente disattesi nel conflitto arabo israeliano ed a Gaza e nei recenti accadimenti in Russia, Ucraina, Iran, Paesi del Golfo.

La fregata italiana classe Bergamini Federico Martinengo scorta la nave cargo italiana Grande Mirafiori nel Mar Rosso
E che dire poi dell’utilizzo dei social network e delle dichiarazioni estemporanee sull’anda- mento delle campagne militari in corso, effet- tuate non da portavoce di organizzazioni poli- tico-militari strutturate, ma con continue affermazioni, quasi sempre in contrasto tra loro, del presidente o primo ministro di turno che influenzano più che la condotta delle attività operative l’andamento dei mercati e delle borse, con conseguenti sospetti di arricchimenti illeciti.
Momento quindi difficile e complesso dal punto di vista politico, sociale, economico in cui molte cose sono confuse e non note. Momenti che dobbiamo affrontare facendo leva sui principi etici, morali, istituzionali che vengono da anni di vita democratica e dall’esperienza che il mare ha insegnato a a popoli a vocazione marittima come il nostro.
Sono sicuro che tali principi non possano essere annullati dalle volontà di alcuni leader mondiali che hanno deciso di anteporre il proprio interesse personale a quello della propria nazione o dei propri alleati. Ma dobbiamo vigilare e far sentire in maniera democratica, ma forte il nostro pensiero, investendo nelle capacità delle nostre istituzioni, delle nostre Forze Armate, in un’Europa federale, nella NATO rivisitata, in un’ONU non legata ai veti incrociati delle potenze nucleari e credendo nei giovani cui dobbiamo insegnare a vivere il mare come esperienza positiva di vita grazie anche a realtà come la LNI... “Adda passa’ a nuttata”; diceva il grande Eduardo.

Eduardo De Filippo










.png)

.png)





.jpeg)





.svg.png)
.jpeg)


.png)
.png)