News dallo Stretto
31/08/2026 - Lo Sport
Pubblichiamo con piacere il resoconto dei tre soci Luisa, Paola ed Andrea che hanno fatto lo scorso 31 agosto la traversata dello Stretto di Messina a nuoto.
La loro partecipazione è anche una bella testimonianza della vitalità della comunità della Lega Navale Italiana – Delegazione di Capraia Isola, dove lo sport diventa occasione di condivisione, amicizia e conoscenza del mare.
A tutti e tre vanno i complimenti della Delegazione per questa bella impresa e per aver portato, ancora una volta, il nome di Capraia nelle acque del Mediterraneo.
E soprattutto per essere tornati tutti e tre!
Link al fotoalbum.
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Quando i giorni cominciavano ad allungarsi e si iniziava a pensare all’estate, Luisa ebbe un’ideona: fare lo Stretto a nuoto. Lo Stretto di Messina!
A organizzare il tutto Cristina De Tullio, che sa sempre dare un significato anche alle goffe bracciate che riusciamo a mettere in campo: con la Abbracciamoli APS raccoglie infatti fondi a favore della lotta alla leucemia.
E poi, diciamocelo: se costruiscono il Ponte, che facciamo? Lo slalom tra i piloni?
Il terzetto della Lega Navale Capraia per questa sfida di nuoto in acque libere era dunque formato: Luisa Ferrarini, Andrea Salvini e Paola Salvini.
L’organizzazione prevedeva una trentina di nuotatori, suddivisi in gruppetti di tre, ciascuno seguito da una barca con il compito di indicare la direzione.
E il ruolo del barcaiolo era tutt’altro che banale: nello Stretto la strada migliore non è necessariamente la più breve. Bisogna trovare la traiettoria giusta, sfruttare dove possibile la corrente e, soprattutto, evitare che la corrente sfrutti te.
I tre nuotatori dovevano inoltre restare a distanza ravvicinata per ragioni di sicurezza. Così, indipendentemente dalle rispettive capacità natatorie, il terzetto capraiese aveva stabilito che, laddove perizia ed esperienza avessero eventualmente scarseggiato — e quando mai?! — l’unione avrebbe fatto la forza.
Insieme avrebbero percorso circa quattro chilometri, da Capo Peloro, sulla costa siciliana, fino a Cannitello, in Calabria.
La preparazione atletica
Il terzetto si era preparato con grande serietà e disciplina, principalmente tra un’abbuffata e l’altra a Capraia.
Durante i severissimi allenamenti era stato verificato che, per mantenere più o meno la stessa velocità, Luisa avrebbe nuotato unassisted: niente maschera, pinne e boccaglio, ma eventualmente un costumino sexy nero aderente per attirare i pescecani.
Andrea — presumibilmente per distrarre gli stessi pescecani — e Paola avrebbero invece affrontato la traversata con maschera, pinne e boccaglio, come peraltro prescritto da apposita canzone degli anni Sessanta.
Lo Stretto è un ambiente marino davvero particolare: corrente fortissima, soprattutto vicino alle rive; blu profondo raggiunto quasi immediatamente, a pochissima distanza dalla costa; improvvisi e sorprendenti cambiamenti nella temperatura dell’acqua.
Gli organizzatori avevano ripetuto più volte una raccomandazione molto semplice:
non provate niente di nuovo durante la traversata.
Già lo Stretto e le sue particolarità sarebbero bastati.
Ma insomma… dopo aver letto quanto riportato dal menestrello cieco e aver visto il recente documentario sul greco di Itaca e sulle sue disavventure, i nostri tre ritenevano di essere più che aggiornati sulle condizioni locali.
E quindi, rassicurati da queste solidissime basi scientifiche, si sono dedicati all’esplorazione delle stupende bellezze della Sicilia.
Avvertenza per i posteri: per questa impresa, invece, affidarsi a un’organizzazione composta da persone esperte è assolutamente fondamentale.
E poi siamo partiti
È andata più o meno così.
Siamo saltati su un gozzo colorato insieme ad Andrea, il barcaiolo, e Luca, il bagnino: i nostri angeli custodi.
Dovevamo raggiungere la zona di partenza, sulla spiaggia di Punta del Faro. Intorno a noi una dozzina di barche, una piccola flotta variopinta in movimento.
Ci hanno sbarcati.
E, per qualche istante, ci è venuta voglia di risalire.
La corrente era violentissima e ci spingeva verso il largo.
Ce la faremo?
La domanda ha serpeggiato per qualche momento. Poi ci siamo ripresi e siamo partiti.
Ed è proprio qui che Paola ha deciso di verificare personalmente l’utilità delle raccomandazioni degli organizzatori.
Alla partenza aveva infatti avuto la geniale idea di inaugurare un tubo frontale unito agli occhialini, mai provato prima.
Risultato: una quantità di acqua salata ingurgitata tale da consentirle di vedere distintamente Scilla, Cariddi e buona parte della mitologia classica dello Stretto.
Per fortuna gli altri due l’hanno aspettata — bisognava attraversare in tre, non c’era verso — mentre dalla barca le venivano prontamente porte maschera e boccaglio tradizionali.
Il tutto con grande eleganza e, soprattutto, senza neppure un “ve l’avevo detto”.
Lo Stretto aveva già colpito.
Ripartiti, cercavamo la nostra barca d’appoggio, la barca di Andrea. E stare vicini era molto meno semplice di quanto sembrasse da terra.
Paola, dopo il primo esperimento, ha cercato di affogare subito così da togliersi il pensiero, ma poi ci ha ripensato.
Luisa era invece parecchio indisciplinata: faticava ad aspettare, è stata ripresa dal bagnino e alla fine ha cercato un compromesso tra la traversata in gruppo e la fuga verso la Calabria.
Andrea, veloce come una pallina da flipper, faceva da punto di equilibrio.
Ci controllavamo a vicenda, sotto lo sguardo attento e vigile del barcaiolo e del bagnino.
L’acqua era calda. A tratti la superficie si increspava e improvvisamente la temperatura scendeva: un sollievo, una goduria.
Poi siamo arrivati nel mezzo dello Stretto.
Non avevamo la minima idea di quanto tempo fosse passato, ma a un certo punto abbiamo capito che ormai era quasi fatta.
Ed è scappato un sorriso.
La costa calabrese è arrivata prima del previsto. L’abbiamo riconosciuta dal fondale che tornava finalmente visibile sotto di noi.
Vederla, però, era una cosa.
Arrivarci, un’altra.
Poseidone aveva evidentemente invertito il tridente e se la rideva.
La corrente vicino alla costa aveva deciso che, dopo averci lasciato attraversare lo Stretto, non era affatto obbligata a farci arrivare proprio dove volevamo noi.
Andrea, accortosi che Paola rischiava nuovamente di essere “portata via”, si è affrettato verso di lei per incitarla a pinneggiare, prima che la traversata Messina-Calabria si trasformasse in una traversata Messina-chissà-dove.
E finalmente: terra. Calabria. Tutti e tre. Insieme.
Per Andrea, oltretutto, il 31 agosto era il trentesimo anniversario di matrimonio.
La moglie Lucilla non si era fatta pregare per partecipare alla realizzazione dell’album fotografico della traversata. Ma, mentre il barcaiolo cominciava a fare qualche insinuazione sui tempi di percorrenza, Andrea deve aver pensato che, se non avesse concluso la traversata in un tempo almeno accettabile, forse per lui sarebbe stato più prudente rimanere direttamente sulla costa calabrese.
Alla fine, dunque, tre modi diversi di affrontare il mare, tre nuotatori molto diversi e una sola regola davvero rispettata fino in fondo: partire insieme e arrivare insieme dall’altra parte dello Stretto.
Con qualche chilometro nelle braccia, parecchio sale ingerito, un incontro ravvicinato con la mitologia greca e una certezza: Scilla e Cariddi esistono ancora.
Solo che oggi hanno anche il bagnino e la barca d’appoggio!











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